L’operetta, una forma di teatro musicale molto fortunata si sviluppò nella seconda metà dell’Ottocento e durò fino agli anni Trenta del nostro secolo. Il diminutivo dice già di che si tratta: una commedia in parte cantata, in parte recitata, nella quale l’impegno musicale e vocale è meno importante rispetto all’opera, ma non per questo trascurabile. L’operetta si proponeva di divertire spensieratamente, e quindi presentava storie comiche e satiriche che prendevano di mira la buona società, la stessa che andava a vederla e si sarebbe lasciata prendere in giro solo in questa forma leggera.  In Francia ebbe grande fortuna durante il Secondo Impero, soprattutto per l’attività che vi profuse Jacques Offenbach, compositore di cento operette e gestore per molto tempo del Théatre des Bouffes e del Théatre de la Gaité. Dopo la sconfitta della Francia a Sedan nel 1870 ad opera dell’ Austria e della Prussia, l’operetta francese perse il suo carattere satirico sui temi del militarismo e della grandeur francese e ripiegò su argomenti più disimpegnati. L’elemento avventuroso ed esotico è spesso presente, anche perché in fondo l’operetta derivava dall’opera comica, che aveva molte storie ambientate in un immaginario mondo saraceno di pura fantasia. Offenbach presentò con successo alcune sue operette a Vienna, e fu subito imitato da compositori austriaci, come Johann Strauss, boemi, come Franz Lehar, e ungheresi, come Emmerich Kalman. Di quest’ultimo rimase famosa La principessa della czarda, mentre La vedova allegra di Lehar è forse anche oggi l’operetta più celebre. L’operetta viennese non ha mai intenti satirici, ma è uno spettacolo di puro divertimento, fatto di canzoni e di tanti tanti valzer. “Re del valzer” fu chiamato Johann Strauss, figlio dell’altro Johann Strauss che del valzer fu definito “il padre”. Con Die Fledermaus (il pipistrello) del 1871 Johann Strauss figlio iniziò il suo periodo più fortunato, che proseguì per oltre dieci anni con tante altre operette tra cui Carnevale a Roma, Una notte a Venezia, Lo zingaro barone, Sangue viennese. Ma fino ad oggi sono rimasti celebri e tuttora molto eseguiti i suoi migliori valzer; Sul bel Danubio blu è divenuto quasi un simbolo di Vienna. In Italia l’operetta attecchì all’inizio di questo secolo: a Milano e a Napoli si formarono compagnie specializzate nell’adattamento di operette straniere, e infine sorsero autori italiani come Mario Costa (Scugnizza) e Virgilio Ranzato (Il paese dei campanelli).L’Inghilterra ebbe pure la sua operetta, con Arthur Sullivan e Sidney Jones, dalla quale derivò poi la commedia musicale americana, che anche noi conosciamo da tanti film. La romanza è una composizione per voce e accompagnamento di strumenti a carattere sentimentale. Non presentando particolari difficoltà tecniche, né per la voce né per lo strumento, ha grande fortuna nelle esecuzioni private. Essa rientra, dunque, nel genere della musica vocale da salotto o da camera e nel corso dell’Ottocento la sua fortuna aumenta notevolmente, tanto che viene accolta da un lato tra le forme operistiche, dall’altro tra quelle strumentali, i cui primi esempi risalgono agli ultimi decenni del secolo precedente. Non per questo tuttavia la romanza abbandona i salotti. Al contrario, il successo di questo genere tocca il culmine negli ultimi decenni del XIX secolo attraverso la produzione di alcuni compositori italiani che vi si dedicano in modo quasi esclusivo. Il più famoso di essi è Francesco Paolo Tosti. Inoltre L’operetta in parte è assimilabile all’opera lirica ma differisce da questa per l’alternanza sistematica di brani musicali e parti dialogate. Sotto questo aspetto l’operetta è altrettanto vicina al teatro di prosa o al genere delvaudeville, anche se non bisogna dimenticare che, nell’Europa centrale, il teatro d’opera leggero o comico presentava già in precedenza una simile alternanza di canto e recitazione, nei generi dell’opéra-comique e del singspiel. La peculiarità dell’operetta non consiste nella presenza di parti recitate e di trame semplici e inverosimili, né nella sua sfarzosa cornice scenica o nel gusto della parodia; in realtà, ciò che la caratterizza è la vivacità musicale, l’immediata godibilità e, soprattutto, l’aspetto coreografico: infatti sono proprio le danze a costituire il nucleo fondamentale dello spettacolo e ad esercitare sugli spettatori un interesse quasi ossessivo. D’altra parte il genere dell’operetta non si identifica solo con una forma, ma soprattutto con un gusto ed una dimensione culturale, quella della borghesia francese e austriaca fin de siecle, con la sua predilezione per le storie sentimentali ambientate nella buona società del tempo.

 

Programma

F. P. Tosti, A’ vucchell, aria da camera
P. Abraham
dall’operetta “Ballo al Savoia”
Tangolita
F. Poulenc
Les chemins de l’amour, aria da camera
P. Abraham
dall’operetta “Sangue Viennese”
Sangue viennese
F. P. Tosti
Sogno, aria da camera
C. Lombardo
dall’operetta “Madama di Tebe”
Spesso a cuori e picche
F. P. Tosti
L’ultima canzone, aria da camera
P. Abraham
dall’operetta “Fiore di Hawai”
Un bambolino come te
R. Benatzky
dall’operetta “Al Cavallino Bianco”
Al Cavallino
F. P. Tosti
Serenata, aria da camera
F. P. Tosti
Malia, aria da camera
V. Ranzato
dall’operetta “Il Paese dei Campanelli”
Fox della Luna
E. Satie
Je te veux, aria da camera
G. Pietri
dall’operetta “L’Acqua Cheta”
Com’è bello guidare i cavalli
P. Abraham
dall’operetta “Vittoria e il suo Ussaro”
Pardon, Madame!
P. Abraham
dall’operetta “Vittoria e il suo Ussaro”
Ragazze Ungheresi
V. Ranzato
dall’operetta “Cin cin là”
O cin ci là

Interpreti

Coro, Collegium Vocale Salernitano
Solisti, Giusy Luana Lombardi, Annapaola Troiano, Achille Del Giudice
Pianoforte, Giulio Marazia
Direttore, Ivan Antonio

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