L’Orchestra Filarmonica Campana riapre le porte al pubblico con il concerto Appunti e Contrappunti nel bellissimo Santuario della Madonna delle Galline a Pagani, con le musiche di Bach, Mercadante e Puccini. La voglia di tornare a far musica dal vivo per il pubblico è cresciuta sempre di più, di settimana in settimana, valutando con attenzione ogni indicazione e prescrizione di sicurezza. Così, grazie all’impegno di tutti, l’OFC riapre le porte al pubblico, programmando il primo concerto della rassegna Back to Music 2020 che impegnerà l’orchestra per l’estate intera. Il programma scelto per la serata è un omaggio alla musica tardobarocca, al contrappunto e alla scuola concertistica italiana. Aprono la serata i Concerti Brandeburghesi n. 2 e n. 4 di Johann Sebastian Bach, seguono due concerti di Saverio Mercadante, per corno e clarinetto, per concludere con Crisantemi, elegia per orchestra d’archi, di Giacomo Puccini, in ricordo di tutte le vittime del Covid19. Alla direzione il maestro Giulio Marazia, solisti quasi tutte le prime parti dell’orchestra che si alterneranno nei vari brani, i flauti Francesco Pepe e Maria Aiello, l’oboe di Giovanni Borriello, il clarinetto di Sabato Morretta, il corno Christian Di Crescenzo, la tromba di Raffaele Alfano e il violino di Alessia Avagliano.

I Concerti Brandeburghesi di Johann Sebastian Bach, come gran parte della sua musica strumentale, risalgono agli anni 1717-23. L’eterogeneità esistente tra le sei composizioni nell’organico strumentale, nella successione dei movimenti e nel diverso assetto formale e stilistico è tale da non consentire una loro collocazione nelle categorie tradizionali del concerto solistico o del concerto grosso che, sovrapponendosi continuamente, si annullano l’un l’altra. Tuttavia pur nella loro diversità, «tali opere» – come osserva giustamente Basso – «costituiscono un gruppo unitario, formano una sorta di piccolo dizionario dimostrativo delle possibilità aperte al genere del concerto, inteso in un’accezione per così dire globale e universale».

Saverio Mercadante fu allievo di Giovanni Furno, Giacomo Tritto e Nicola Antonio Zingarelli a Napoli, dove ebbe come condiscepoli Vincenzo Bellini ed il musicista patriota Piero Maroncelli. Qui esordì come compositore teatrale nel 1819, a ventiquattro anni, con “L’apoteosi d’Ercole”. Si affermò due anni dopo, nel 1821, alla Scala di Milano con “Elisa e Claudio” e, successivamente, le sue opere furono rappresentate nei maggiori centri italiani ed europei, in particolare a Vienna. Per trent’anni, dal 1840 fino alla morte avvenuta nel 1870, diresse il conservatorio di Napoli. Tratti caratteristici dello stile operistico di Mercadante, al quale non fu estraneo l’influsso di Rossini, sono la particolare elaborazione del linguaggio armonico, l’interessante e nuova tecnica di orchestrazione, la spiccata evidenza drammatica dei personaggi delle sue opere, per molti versi anticipatrice del teatro di Verdi.

Quando compone Crisantemi, originale per quartetto ma che sarà eseguito nella versione per orchestra d’archi, Giacomo Puccini ha 32 anni. Lo scrive nel 1890, in occasione della morte di Amedeo di Savoia, duca d’Aosta, figlio dell’allora re d’Italia Vittorio Emanuele II. Lo compone di getto, in una sola notte. Puccini, che, in questo caso, sulla morte danza, medita, e consola, ci accompagna in questo momento di tristezza con grande leggerezza caratterizzata da una melodia dai suoni delicati e raccolti in un’atmosfera di ricordo commosso che ci dà la possibilità di andare oltre la disperazione.