Un’orchestra sinfonica, un quartetto jazz e due figure eclettiche come il direttore Giulio Marazia e la contrabbassista Beatrice Valente: sono queste le premesse di questo particolare evento. Come da titolo del concerto, l’impresa audace è quella di coniugare il linguaggio e le sonorità del jazz a quelle della musica colta e pop. È l’idea della commistione musicale tra più generi a caratterizzare la scelta dei brani proposti e lo stile  degli arrangiamenti, in questo caso pensati e realizzati per quartetto jazz e orchestra da Marazia, nei quali i diversi linguaggi (jazz, swing, pop, d’autore, blues, funky, lounge) si fondono sapientemente in una sorta di jazz sinfonico, che ne è anche il prodotto, macrogenere finale, sulla linea seguita in passato da George Gershwin e Duke Ellington. Nati a distanza di un anno alla fine dell’Ottocento, i due compositori americani sono due esempi del fascino dirompente che la musica americana, incarnata prevalentemente nel jazz, ha esercitato nel Novecento. Ma si tratta anche di due eccezionali musicisti che con la loro musica hanno saputo confrontarsi con la tradizione della grande musica classica: è quello che fa Duke Ellington quando, nel 1960, riscrive in versione jazz la Suite Lo schiaccianoci op. 71a di Čajkovskij, tratta dal balletto omonimo, trasformando la danza della Fata Confetto in Sugar Rum Cherry e il Valzer dei fiori in una Danse of the Floreadores. Ma anche George Gershwin, tanto nel Concerto in Fa che nel poema sinfonico An American in Paris, si confronta con le grandi forme della musica classica. Il Concerto in Fa, composto nel 1925, fu eseguito in prima europea all’Opéra di Parigi nel 1928, insieme al Concerto in La di Franz Liszt. Fu proprio durante questo soggiorno parigino che Gershwin sviluppò An American in Paris, dove l’influenza della Ville Lumière è non solo negli elementi di colore (il suono dei clacson dei taxi parigini, ad esempio, che Gershwin volle inserire in orchestra) ma anche nel linguaggio, dove la tinta jazz e blues delle melodie si sposa, come rivendicava lo stesso compositore, all’influenza di Debussy e del Gruppo dei Sei.

Un concerto che si pone come obiettivo quello di riuscire ad incuriosire ed entusiasmare per la qualità, l’originalità e l’unicità delle interpretazioni attraverso la connessione dei temi musicali delle canzoni pop, jazz, blues, messi in relazione fra loro e il mondo classico. In apparenza, possono sembrare tutti mondi completamente diversi però ci sono degli spunti musicali che fanno emergere un ponte di collegamento tra questi stili così particolari. Troverete così per esempio dei paralleli costruttivi tra i temi delle canzoni “Mi sono innamorato di Te” e “Vedrai Vedrai” di Tenco, quelli di “Che Cosa c’è” e “Senza Fine” combinati ai valzer francesi di primo novecento, le sonorità blues delle canzoni di Pino Daniele sovrapposte a quelle di Ray Charles e Frank Sinatra. Alla fine proveremo a regalare all’ascoltatore “voli pindarici” fatti di convergenze musicali dove la classica incontra mondi apparentemente lontani fra loro come il jazz, il pop. Un intreccio appassionante, generato dalla fusione di generi contrapposti e che lascia spazio alle sperimentazioni così come per definizione sono le musiche “crossover”, che pur non presentando confini ben definiti, esplorano con fantasia stili, rielaborandoli liberamente.