Appuntamento totalmente dedicato alla musica sacra questo dedicato alla Passione di Nostro Signore Gesù Cristo che si terrà a Paestum (Sa) presso la Chiesa della Madonna di Loreto alle ore 19.30. Protagonisti della serata le voci di Giovanna Falco e Giusy Luana Lombardi, mentre sul podio del Coro Collegium Vocale Salernitano e dell’Orchestra Filarmonica Campana ci sarà il direttore Ivan Antonio. Verrà eseguito nella prima parte del concerto un’opera molto appassionante, molto drammatica, molto esaltante, che contiene in sé tutte queste cose, lo Stabat Mater di Pergolesi. Nel commentare, nell’introdurre quest’opera l’aspetto più importante da cogliere è la tematica tutta incentrata sulla Passione di Cristo, attraverso gli occhi della Madre di Cristo, cioè della Madonna. La Madonna è il punto in cui il male del mondo è stato più cruciale, è il punto in cui tutto il dolore per il male che l’uomo è capace di fare si è assorbito nelle ossa di donna. Quindi, quello che ascolteremo non è uno spettacolo, è una comunicazione di questa intensità. Mi permetto di accennare una cosa che mi ha sempre colpito nell’affrontare quest’opera, venne scritta proprio negli ultimi giorni della vita di Pergolesi, in un momento di malattia, e un commentatore, a mio parere molto acuto e profondo, disse che in queste note è come confuso il dolore della Vergine ed il dolore dell’autore che, proprio prima di morire si rivolgeva continuamente ad un’immagine, la Madonna Addolorata, la Vergine Addolorata, che riteneva la sua Celeste Musa. Quindi, in quello che ascolterete, non con c’è appena un lavoro di realizzazione artistica, estetica, ma c’è veramente la comunicazione di un’esperienza profonda, drammatica ed esaltante insieme. È una pagina estrema, è sorella del Requiem di Mozart, o del Concerto per violino di Berg, di queste pagine in cui gli autori, misteriosamente, riversano il senso dell’al di là, nel dolore del commiato da questa vita. Questa bellezza e questa verità, cioè questa adesione umana di Pergolesi a quello che il testo diceva e poi a quello che la musica ha aggiunto al testo colpiscono e commuovono con tutta l’anima. Lo Stabat Mater è un itinerario dalla terra al cielo, e lo è per molti motivi, non solo descrittivi. Qua, in quest’opera, ci si trova un qualcosa che in pochissime altre opere si trova, che è la letizia, quella cosa che, diceva Claudel, “ è fatta in parti uguali di gioia e di dolore”, perché qui, sicuramente, qui troviamo il dolore; il primo numero ci parla del dolore, il dolore quasi nella sua quint’essenza, e poi troviamo, però, troviamo quella gioia che nasce dalla speranza per quello che sta succedendo. Quindi, il cammino che Pergolesi ci guida a fare sotto la Croce, è lo stesso cammino che, accompagnando Maria, tutti devono fare nella vita. Per fare questo cammino con voi, attraverso la musica di Pergolesi, io ho scelto alcuni piccoli brani – sono tutti molto brevi – che vi invito a guardare, appunto, con questo sguardo.
Verranno poi affrontati i canti della Passione di S. Alfonso M. De Liguori nell’orchestrazione del Maestro Alfonso Vitale che rappresentano un’elevazione dell’animo umano di fronte alla tragedia della crocifissione del Cristo. Questi Canti rappresentano una esemplificazione delle grandi capacità compositive del Santo, del suo impegno nel cimentarsi, oltre che in composizioni semplici per il popolo, anche in pagine di musica sacra dotta e perfettamente in consonanza con quella dei maggiori esponenti della scuola napoletana del Settecento, quali Pergolesi, Scarlatti, Porpora, Cimarosa ecc. Se per qualche intonazione delle sue laude, Alfonso ricorse alla consolidata tecnica del travestimento spirituale, sfruttando pastoralmente melodie idonee preesistenti da adattare ai suoi versi, in questi Canti della Passione, egli è totalmente autonomo. Pur non sottraendosi totalmente all’orientamento dell’epoca, che non concedeva alla musica sacra totale autonomia dallo stile profano, il santo Vate mostra sufficiente indipendenza da questa moda, riuscendo a caricare di inconsueto pathos spirituale e commozione umana le sue note che, a distanza di circa due secoli e mezzo, coinvolgono ancora l’ascoltatore trasportandolo inevitabilmente in un’atmosfera sovrumana. Il capolavoro poetico-musicale alfonsiano resta comunque, in senso monteverdiano, un modello di perfetta aderenza tra poesia e musica e, in senso wagneriano, il primo modello di unità estetica di parola e melodia. È in questi due aspetti, congiunti al sublime fascino del testo poetico e di quello musicale che deve ricercarsi, a mio avviso, la specificità e la peculiarità di queste composizioni che rimangono nel suo genere degli autentici gioielli del repertorio musicale sacro universale, e gli unici esemplari di pagine di musica impegnata e colta di un santo.
Chiude il concerto la seconda parte caratterizzata dal celeberrimo corale di Johann Sebastian Bach “Jesu bleibet meine Freude” e di alcune pagine di Mozart. Lo stile sacro dell’ultimo Mozart (Ave verum corpus e Laudate Dominum) è ispirato alle riforme imposte dall’imperatore Giuseppe II, per le quali la musica sacra doveva essere sobria e di facile comprensione. Così il mottetto K. 618 si riallaccia alla grande tradizione italiana del mottetto polifonico, ma con una disadorna semplicità espressiva. Troviamo nelle appena 46 battute di questo piccolo e preziosissimo gioiello, una scrittura corale omofonica e attentissima al significato della parola, una ricerca di timbri tersi e delicatamente sommessi.