Nel 1782 Mozart scrive al padre a proposito del collega Muzio Clementi con cui ha gareggiato a Vienna dinanzi all’imperatore: “Suona bene, specialmente per quanto riguarda la mano destra. Ma vale, come gusto e sentimento, meno di un soldo. In breve, è semplicemente un tecnico”. Giudizio pesante sul pianista romano che aveva fatto fortuna in Inghilterra anche come direttore, didatta, editore di musica, produttore e venditore di pianoforti. In tanta considerazione lo tenevano a Londra che, alla morte avvenuta nel 1832, a ottant’anni, lo seppellirono a Westminster. Oggi Clementi è suonato soltanto dagli studenti di pianoforte. Serve per esercitare le dita, viene detto dai maestri. Ma le sue composizioni non sono utili e basta, c’è anche parecchia buona musica dentro. Del resto Beethoven apprezzava immensamente la sua musica. Ne ha fatti propri molti elementi tecnici, confluiti poi nel romanticismo e ha autorizzato la pubblicazione a Clementi dei suoi lavori in Inghilterra. Questo concerto sarà l’occasione per ascoltare e mettere a confronto due lavori di questi compositori, il famoso Concerto per Clarinetto di Mozart e la rara Sinfonia n. 2 di Clementi, autore oggi purtroppo non abbastanza eseguito nel repertorio sinfonico per orchestra, ma molto importante per la sua epoca, a tal punto da essere “copiato” da Mozart, “amato” da Beethoven e “stimato” da Rossini. Sarà proprio la musica di Rossini ad introdurre il concerto con la Sinfonia dal “Barbiere di Siviglia”. Il Concerto per clarinetto di KV 622 è tra le ultime composizioni che Mozart fu in grado di completare e mostra caratteristiche compositive tipiche della sua piena maturità, come il ricorso ad elaborazioni contrappuntistiche. Inoltre l’articolazione della forma-sonata, pur presente, è celata da una elaborata tecnica di sovrapposizione delle frasi musicali che crea un discorso estremamente fluido ed ininterrotto. Attentamente calibrato alle necessità espressive della composizione è l’organico orchestrale, che oltre agli archi vede impegnati solamente corni, flauti e fagotti con l’esclusione degli oboi, la cui penetrante sonorità mal si addiceva ad un concerto che, pur di grande impegno tecnico per il solista, punta a una calda espressività, a tratti quasi intima. La Sinfonia n. 2 di Clementi inizia con una breve e lenta introduzione che mostra subito la capacità espressiva dell’autore nell’uso dell’armonia. I temi di Allegro sono allegri e dinamici e, come di consueto in Clementi, con un trattamento contrappuntistico molto elaborato nella parte dello sviluppo. Il secondo movimento, anch’esso sotto forma di sonata, è una cantabile giocoso con attraenti interventi dei legni. Il terzo movimento è un minuetto con un trio assimilabile allo Scherzo beethoveniano. Il tema principale del trio, è lo stesso della Monferrina per pianoforte op. 49 n.1, un’elegante melodia all’italiana. Il Presto finale è uno dei movimenti più belli e indiscussi di tutte le sue sinfonie. I temi sincopati che rimangono per tutto il movimento, insieme a brillanti successioni armoniche e a momenti di grande pathos strumentale rendono questo lavoro un punto di riferimento, paragonabile alle migliori opere di Beethoven. Tra i protagonisti del concerto (entrambi al debutto con l’Orchestra Filarmonica Campana) il clarinettista tedesco Nicolai Pfeffer, rappresentato sulla stampa tedesca come abilissimo interprete e studioso di consumata esperienza, è stato elogiato sulla rivista “Der Spiegel” per la sua peculiare capacità di fondere un’estrema fluidità tecnica con uno stile vivace e brillante e con una voce musicale unica. Sul podio il direttore bulgaro Grigor Palikarov, spesso invitato come direttore ospite da orchestre, teatri d’opera e festival musicali nazionali e internazionali in Bulgaria e all’estero inclusi paesi come Germania, Austria, Belgio Francia, Finlandia, Italia, Lussemburgo, Polonia, Portogallo, Macedonia, Grecia, Slovenia, Romania, Svizzera, Taiwan, Russia, Ucraina, Regno Unito, Stati Uniti, Corea del Sud, Giappone, Uruguay, Messico, Cina.