Venerdì 28 Agosto alle 20.45 l’Orchestra Filarmonica Campana diretta dal maestro Alfredo Cerrito sarà ancora protagonista nel comprensorio archeologico di Minturno con un concerto sinfonico che prevede musiche di Rossini, Grieg e Beethoven, nel 250°anniversario dalla sua nascita.

Il Barbiere di Siviglia vide un eccezionale successo solo dopo una iniziale ostilità da parte del pubblico. Anche questo lavoro si colloca nel solco della nuova visione teatrale rossiniana: il compositore, infatti, guardava ormai con distacco all’ancien régime e agli ideali illuministici. La struttura della Sinfonia del Barbiere di Siviglia – caratteristica di quasi tutte le sinfonie rossiniane – ricalca sostanzialmente il modello della Forma-Sonata (preceduta da Introduzione lenta e seguita da una Coda a mo’ di Stretta Finale), ma con qualche modifica rispetto allo schema sonatistico di base.

Quando, dopo alcuni anni, decise di portare il Peer Gynt sulle scene teatrali, Ibsen chiese a Edvard Grieg di comporre le musiche di scena. Dal momento che allestire i lavori più lunghi di Ibsen, come appunto Peer Gynt, è estremamente difficile e considerato il successo delle musiche di scena di Grieg, la partitura musicale cominciò a vivere indipendentemente dal dramma. Tanto più che oltre dieci anni più tardi, dalla partitura teatrale (op. 23) Grieg decise di ricavare due suite sinfoniche di quattro episodi ciascuna (op. 46 e 55), che diventarono le sue composizioni più popolari.

È noto che l’ingresso a pieno titolo di Beethoven nel mondo della sinfonia (dopo una prova giovanile risalente ancora al periodo formativo di Bonn, nota come “Sinfonia di Jena” dal luogo del rinvenimento del manoscritto; e dopo altri abbozzi minori) avvenne nel segno della continuità con il passato. Collocata all’apertura del nuovo secolo, la Sinfonia n. 1 guarda in realtà verso il secolo appena concluso, verso quell’ambiente di squisiti intenditori di estrazione aristocratica e alto-borghese che si riuniva nei palazzi gentilizi viennesi per dar luogo alle lunghissime e composite “accademie” musicali. Il carattere “conservativo” della Prima Sinfonia, riconosciuto da tutti gli esegeti, deve essere considerato una precisa scelta da parte del compositore che, prima di questo ventunesimo lavoro del suo catalogo, aveva già dato alle stampe lavori pianistici e cameristici di portata rivoluzionaria, fra i quali basterà citare le due Sonate per violoncello opera 5 e la Sonata per pianoforte opera 13. Prima di cimentarsi nel radicale rinnovamento della sinfonia il compositore doveva dimostrare di essere perfettamente in grado di rispettare i modelli augusti dell’età del Classicismo, Mozart e Haydn. Anzi, più che al forte soggettivismo delle ultime tre Sinfonie di Mozart, Beethoven si volse ai frutti maturi dell’esperienza sinfonica haydniana, a quelle Sinfonie “londinesi” che erano nate in stretto contatto con un pubblico pagante, e che forse anche per questo motivo erano segnate dal gusto del continuo “stupore”, della ingegnosa trovata che tenesse sempre desta l’attenzione dell’ascoltatore (anche l’organico orchestrale della Prima è lo stesso che nelle ultime Sinfonie di Haydn: archi e timpani più coppie di flauti, oboi, clarinetti, fagotti, corni e trombe). E infatti proprio in quest’ottica è giusto leggere la Prima Sinfonia di Beethoven; non senza rilevare che questo gusto dello “stupore”, pur sempre legato all’estetica dell’intrattenimento, varca in realtà non di poco i confini delle “buone maniere”, ai quali si era sempre scrupolosamente attenuto Haydn. Come dire che, nel riallacciarsi ai modelli di un passato prossimo, Beethoven non mancava di esibire l’intemperanza verso le regole, l’urgenza dell’evasione verso altre e più ambiziose prospettive.

Orchestra Filarmonica Campana

Direttore Alfredo Cerrito

Programma

Gioachino Rossini

Il Barbiere di Siviglia, sinfonia

Edvard Grieg

Peer Gynt, suite per orchestra n. 1 op. 46

Ludwig van Beethoven

Sinfonia n. 1 in do maggiore op. 21

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