Note introduttive

Per celebrare il suo quindicesimo anno di attività l’OFC ha preparato una stagione da non perdere, dedicando la rassegna concertistica 2021/2022 (XIIIa edizione) al tema de “L’Avvenire”. La musica classica, per sua natura, riunisce l’eredità del passato e il respiro del presente, riconsegnando il tutto all’avvenire. Questa edizione concertistica vuole indagare questo movimento, questa tensione e il primo appuntamento “Età Romantica” ci offre già spunti interessanti su come Tchaikovsky imparava da Mozart e su come Brahms rifletteva su Beethoven. Nella prima parte del programma ascolteremo il concerto per violino e orchestra di Tchaikovsky il quale regala sensazioni spontanee di felicità, non impegna nella percezione di strutture armoniche complesse e ardite, e vola via con passione ed entusiasmo: si potrebbe dire, una mezz’ora di musica che fa bene all’anima. Complice anche una disinvoltura nei confronti della tradizione classica: come ha scritto il musicologo Sergio Sabich, «nonostante l’impianto nella tonalità di re maggiore, comune non solo al capolavoro di Brahms ma anche al capostipite di tutti i Concerti moderni per violino, quello di Beethoven, Tchaikovsky si era allontanato dai canonici schemi formali, innervando una accesa fantasia melodica, quella stessa che tanto piacerà a Stravinsky, di un marcato accento slavo». Il Concerto per violino di Tchaikovsky è il primo di un compositore russo ad essersi mantenuto nel repertorio accanto ai più grandi concerti del periodo romantico. Prima di lui Alexis Lvov (1830) e Anton Rubinstein (1857) ne avevano scritto uno ciascuno ma non erano sopravvissuti. Dopo Tchaikovsky bisognerà aspettare Prokof’ev (1917 e 1935) perché nuovi concerti per violino russi s’impongano e rivelino un’originalità di idee. La Quarta Sinfonia è senza dubbio il capolavoro orchestrale di Brahms, l’ultima sinfonia che ha scritto, spingendo la tradizionale forma del sinfonismo romantico al massimo grado d’espressione. Una ricchezza di emozioni che lascia in chi ascolta una vasta gamma di sensazioni, contrastanti, che determinano un’atmosfera, dei colori espressivi netti e potenti. I temi che pervadono il lavoro si intrecciano continuano definendo incessantemente linee di tensione drammatica, che dimostrano ancora una volta come la musica possa inondarci di forza vitale, caricarci di stimoli “chimici” che anestetizzano le nostre giornate nello spazio di una Sinfonia. Pensata e scritta nelle estati del 1884 e 1885, nel pieno della maturità del compositore, il lavoro mostra come il compositore sia estremamente intransigente nella stesura e con l’ansia di perfezione nello sviluppo del lavoro, il che non gli permette di essere sicuro di se stesso. Tutto questo viene risolto da una forza travolgente dall’inizio alla fine, da una meraviglia melodica e senza preamboli, una terrazza spalancata sulla bellezza.

Orchestra Filarmonica Campana
Violino Giuseppe Carotenuto
Direttore Giulio Marazia

Programma:
Piotr Ilych Tchaikovsky
Concerto per violino e orchestra in re maggiore op. 35

Johannes Brahms
Sinfonia n. 4 in mi minore op. 98

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