Note introduttive

In un periodo caratterizzato da forze propulsive come l’Internazionale socialista, il pensiero di Karl Marx e il sorgere del movimento sindacale, le vicende storiche del tempo si intersecano con le opere dei due grandi compositori i quali, malgrado la loro provenienza da contesti culturali diversi, riflettono in un modo o nell’altro, l’ansia di cambiamento e di emancipazione sociale che attraversava il continente. Il concerto per violino e orchestra di Tchaikovsky regala sensazioni spontanee di felicità, non impegna nella percezione di strutture armoniche complesse e ardite, ma vola via con passione ed entusiasmo: si potrebbe dire, una mezz’ora di musica che fa bene all’anima. Complice anche una disinvoltura nei confronti della tradizione classica: come ha scritto il musicologo Sergio Sabich, «nonostante l’impianto nella tonalità di re maggiore, comune non solo al capolavoro di Brahms ma anche al capostipite di tutti i Concerti moderni per violino, quello di Beethoven, Tchaikovsky si era allontanato dai canonici schemi formali, innervando una accesa fantasia melodica, quella stessa che tanto piacerà a Stravinsky, di un marcato accento slavo». La Quarta Sinfonia è senza dubbio il capolavoro orchestrale di Brahms, l’ultima sinfonia che ha scritto, spingendo la tradizionale forma del sinfonismo romantico al massimo grado d’espressione. Una ricchezza di emozioni che lascia in chi ascolta una vasta gamma di sensazioni, contrastanti, che determina un’atmosfera, un colore espressivo netto e potente. E’ un Brahms nel pieno della maturità, intransigente, con l’ansia di perfezione che non gli permette d’essere sicuro di se stesso.

Orchestra Filarmonica Campana
Violino Giuseppe Carotenuto
Direttore Giulio Marazia

Programma:
Piotr Ilych Tchaikovsky
Concerto per violino e orchestra in re maggiore op. 35

Johannes Brahms
Sinfonia n. 4 in mi minore op. 98

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