Sabato 22 aprile alle ore 20 presso il Teatro Comunale “S. Alfonso” di Pagani va in scena “Meditationes”, percorsi paralleli tra popolare e colto, quinto appuntamento dell’VIIIa Stagione Conceristica 2016-2017 “State of Mind” dell’Orchestra Filarmonica Campana. Sul podio il direttore ospite il Maestro Pietro Semenzato. Diplomatosi brillantemente in pianoforte e direzione d’orchestra presso i Conservatori di Venezia e Milano, è attivo anche come compositore con due opere da camera su libretto proprio: “Il Falso Tradimento” (2012) e “Il Musicista Invidioso” (2014) rappresentate entrambe al Conservatorio di Venezia, la prima con la regia di Marco Bellussi e la seconda con la collaborazione dell’Accademia di Belle Arti di Venezia e dello IUAV. Da anni si esibisce in vari teatri e sale da concerto in Italia e all’estero come solista, in formazioni cameristiche e come direttore d’orchestra. Il programma della serata prevede l’esecuzione della Holberg Suite di Edvard Grieg, le Antiche danze ed arie per liuto, suite n. 3, trascritte per orchestra di Ottorino Respighi e Danze popolari rumeni di Bela Bartòk. Un concerto che vuole mettere in evidenza un percorso tra musica colta e musica popolare prendendo in esame tre compositori che si sono dedicati molto alla trascrizione, revisione e rielaborazione personale di danze di matrice popolare.
La Holberg Suite per archi op. 40 ha il suo fascino espressivo e non si discosta dal sentimentalismo terso e fragrante tipico della personalità artistica di Grieg. Il brano fu composto nel 1884 e vuole essere un omaggio allo scrittore e uomo di teatro Ludvig Holberg, vissuto tra il 1684 e il 1754. Grieg ebbe stima per questo autore che era nato nella sua stessa città e per il suo teatro dalle venature ironiche, satiriche e popolaresche e nella Suite ha voluto disegnare, come un prezioso medaglione, cinque momenti musicali nello stile settecentesco. La composizione si apre con un Preludio su ritmi di fanfara, una specie di intrada con andamento simile alla marcia. Seguono poi una solenne Sarabande e una graziosa e piacevole Gavotte, due tipi di danza molto diffusi nel Settecento. Il momento più intensamente espressivo della Suite è l’Aria, così contemplativa, nella sua assorta e pensosa linea melodica mentre il Rigaudon, danza di origine provenzale, conclude in maniera spigliata e brillante il lavoro.
L’Italia conobbe dei puri istinti nazionalistici quando ai primi del novecento si fece avanti una nuova generazione di compositori, tra i quali Ottorino Respighi, che mischiavano le innovazioni di Stravinsky e Debussy con la genuinità della tradizione italiana che, per essi, significava la canzone o danza popolare (elementi che l’Italia presentava da tempo in forme differenziate e regionali) ed anche tutto quel patrimonio musicale stilisticamente di tipo “universale” ma riferibile nella storia al nostro territorio (penso al gregoriano, alla sequela di forme rinascimentali e al barocco veneziano). La terza Suite “Antiche danze ed arie per liuto” di Ottorino Respighi è formata dalla trascrizione per orchestra d’archi di tre brani per liuto del secolo XVI e di uno del secolo XVII. La serie si apre con una Italiana di autore ignoto, che è un Andantino dall’incedere pacato e austero. Si ha poi una Aria di corte di Jean-Baptiste Besard, dotto scrittore, compositore e liutista francese, il quale fu allievo a Roma del liutista Lorenzini dove si alternano sezioni di diversa intonazione, e cioè un Allegretto, un Vivace, un Lento con grande espressione, un Allegro vivace, un Vivacissimo. Costituisce la terza parte della Suite una dolce e nostalgica Siciliana di autore ignoto, dalla bellissima melodia. Infine, compare una Passacaglia di Lodovico Roncalli che si apre con accenti maestosi, introducendo poi episodi più energici ed animati e concludendosi in Largo.
È noto come Bartók sia stato un ricercatore appassionato e scrupoloso di temi e di materiale folcloristico autentico. Questa attività gli permise di annotare e di raccogliere mediante registrazioni un numero impressionante di melodie popolari provenienti dall’Ungheria, dalla Romania, dalla Slovacchia e perfino dall’Anatolia. Lo stesso compositore scrisse in uno schizzo autobiografico: «Lo studio di questa musica contadina era per me di decisiva importanza, perché esso mi ha reso possibile la liberazione dalla tirannia dei sistemi maggiore e minore fino allora in vigore. Infatti la più gran parte e la più pregevole del materiale raccolto si basava sugli antichi modi ecclesiastici o greci o anche su scale più primitive… Mi resi conto allora che i modi antichi ed ormai fuori uso nella nostra musica d’autore non hanno perduto nulla della loro vitalità. Il loro reimpiego ha permesso combinazioni armoniche di nuovo tipo. Un esempio dell’intelligenza e del gusto del Bartók folclorico si può cogliere nelle sette brevi Danze popolari rumene, composte per pianoforte nel 1915 e trascritte poi per orchestra nel 1917. Sono componimenti piacevoli e musicalmente estroversi nei loro ritmi caratteristici, rispettosi dei costumi della comunità e della regione di origine, senza alcuna manipolazione accademica. La Danza del bastone, indicata da una melodia disuguale negli accenti, è stata raccolta a Mezözabad, nel distretto di Maros-Torda; la Danza della fascia affidata al violino è stata ascoltata a Egres, distretto di Tarontàl; della stessa provenienza è la Danza sul porto con il suono del violino in rilievo, mentre la Danza del corno proviene da Bisztra, distretto di Torda-Aranyos. La Polka rumena, vivace e spigliata, è stata registrata a Belényes, distretto di Binar. Le ultime due danze brillanti e festose provengono da Belényes e Nyàgra nella zona di Torda-Aranyos e concludono in un clima di cordialità popolaresca questo profilo folclorico di Bartók. Per informazioni e biglietti rivolgersi al botteghino Teatro S. Alfonso, p.zza S. Alfonso, 1 – Pagani (SA), telefono 3493925763 oppure è disponibile la vendita on line sulla piattaforma www.etes.it.