Domenica 29 Dicembre 2019 alle ore 20.00 quarto appuntamento della Stagione Concertistica 2019/2020 “Lo Stupore” con il concerto sinfonico Razionalismo Romantico nel bellissimo Santuario della Madonna delle Galline a Pagani. Il programma del concerto prevede l’Overture Le Ebridi di Felix Bartholdy Mendelsshon, seguono le French Songs con melodie di Debussy, Duparc, Piernè e Weill nella versione orchestrale (in prima esecuzione) di Giulio Marazia, e per finire la Quinta Sinfonia di Franz Schubert. Sul podio debutta il direttore ospite il maestro israeliano Roit Feldenkrais, solista il soprano Luana Lombardi. L’ingresso è libero.

L’Ouverture “Le Ebridi” di Mendelsshon fu composta nel 1829 con l’intento di trasporre in musica le impressioni ricavate dal suo recente viaggio in Scozia. L’Ouverture, conosciuta anche con il nome di “La grotta di Fingal”, è considerata una delle migliori composizioni scritte da Mendelssohn in questo genere. La musica di Mendelssohn fu notevolmente popolare durante la vita del compositore. Dopo il 1850, tuttavia, i violenti attacchi di Wagner contro gli esponenti musicali ebraici, cominciarono ad avere effetto e la buona stella di Mendelssohn si offuscò, eccezion fatta per l’Inghilterra. Venne definito un accademico blando e superficiale, Debussy lo chiamò «Quell’elegante avvocato a buon mercato». Nel periodo nazista, si raggiunse il culmine con un’ordinanza che vietava l’esecuzione delle sue composizioni, per la sua origine ebrea.  Mendelssohn fu senza dubbio un compositore romantico, nel significato abituale della parola. E in un periodo romantico quale fu la seconda metà del XIX secolo, le istanze erano per la passione incontrollata, un’emozione ardente e il rifiuto di ogni forma convenzionale. Ogni genio vissuto in tale periodo doveva, per definizione, essere infelice. Da questo punto di vista la qualifica di «romantico» non si addiceva a Mendelssohn. Egli rappresentò la felicità, la grazia, l’armonia, la perfezione della forma e dell’autocontrollo. Aspirò sempre a esprimere i suoi sentimenti e sensazioni; infatti, più fermamente di altri romantici, egli credette nella capacità della musica a esprimere gli stati d’animo. Mentre altri proclamavano che programmi e parole erano necessari a renderla intelligibile, Mendelssohn sostenne che le parole sono soltanto atte a fuorviare, dacché possono essere variamente interpretate, mentre la musica ha una sola interpretazione. La musica, egli diceva, può comunicare ciò che le parole non possono dire: l’inesprimibile. Nel caos del movimento romantico, Mendelssohn persiste ad affermare il suo diritto di essere elegante. Ma ciò non gli impedì di essere meravigliosamente sensibile.

Le French Songs prevedono una selezione di lieder di Claude Debussy, Henri Duparc, Gabriel Pierné e Kurt Weill nella nuova orchestrazione di Giulio Marazia. Compositori questi che, con le loro opere, hanno incarnato a pieno l’amore in ogni sua sfaccettatura. Cocente passione e gioia fugace, delusione angosciante e infinita disperazione: tutte facce della stessa medaglia. Un percorso complesso ed emozionante che consente di indagare con la voce emozioni e sentimenti differenti e, spesso, opposti tra loro.

La Quinta sinfonia di Franz Schubert guarda a Mozart e a un modello preciso: la Sinfonia in sol minore K. 550. A prescindere dalle somiglianze della tecnica compositiva e dagli stessi espliciti riferimenti tematici – nel «Minuetto» addirittura una citazione letterale dal «Minuetto» di quella Sinfonia -, la veste strumentale ne ricalca perfettamente l’organico senza trombe e timpani e senza i clarinetti, che Mozart aveva aggiunto solo nella seconda versione: ma, dal punto di vista armonico-tonale, l’ambientazione sonora è spostata dalla tonalità minore alla relativa maggiore, si bemolle; ed è un tratto che modifica profondamente il tono di fondo del ripensamento schubertiano di Mozart. La sinfonia è orchestrata con grazia e leggerezza e trabocca di giovanile gaiezza. Tutta pervasa della particolare delicatezza propria dello stile di Schubert, la forma di tale composizione è immune da qualsiasi rigidezza. Schubert trovò nel Lied, una forma musicale che possiamo dire creata da lui, il massimo mezzo d’espressione. Egli fu il supremo padrone della melodia. La sua produzione segna il confine tra il classico e il romantico, e le sue composizioni di maggior mole mostrano talvolta il conflitto tra le esigenze della forma classica e la libertà di espressione. Le sue musiche sinfoniche e da camera sono più diffuse delle composizioni classiche, ma hanno minor costruzione e minore linearità.