Ascoltare Mozart rifugiandosi nella sua serenità trasfiguratrice – diceva lo scrittore francese Romain Rolland – è come “rifugiarsi sulla cima di un Olimpo dalle linee armoniose e contemplare lontani, nella pianura, il mondo come un vasto mare dai flutti frementi”. Un potere di celebrare la vita e sublimare in musica il dolore e la parte oscura dell’esistenza che traspare già nelle opere adolescenziali del genio di Salisburgo. Di esse, tre esempi saranno eseguiti in questo concerto nel Cortile del Carminello ad Arco dall’Orchestra Filarmonica Campana, diretta dal giovane Giuseppe Galiano, al suo debutto come direttore musicale dell’OFC. Si tratta della Cassazione n. 2 Kv 99, l’aria Lungi da Te, mio bene dal “Mitridate, re di Ponto” Kv 87 e la Sinfonia n. 29 in la maggiore Kv 201, opere composte durante o subito dopo il primo trionfale viaggio che Mozart compì in Italia insieme al padre nel biennio 1770-1771 e che lo portò fino a Napoli. Era appena un imberbe quattordicenne quando Mozart arrivò nel nostro Paese, ma raccolse grande successo negli ambienti musicali, ritornando a Salisburgo carico di riconoscimenti oltre che reduce dal suo primo successo operistico italiano con Mitridate, re di Ponto andato in scena al Teatro Regio Ducale di Milano nel 1770.

Apre il concerto l’aria Lungi da Te, mio bene per soprano, corno obbligato e orchestra tratta dall’opera “Mitridate, re di Ponto”, composta a Milano all’età di 14 anni. Concepita per due oboi, due corni e archi presenta la forma di ABA ed è articolata nei movimenti Adagio-Andante-Adagio. Freschezza e leggiadria sono le cifre distintive di questo piccolo lavoro, sufficiente peraltro a testimoniare la straordinaria capacità dell‘enfant prodige di conferire alle note un equilibrio e una simmetria di forme che già raggiunge la perfezione. Interpreti principali il soprano Luana Lombardi e il cornista Christian Di Crescenzo.

Sempre al periodo giovanile appartiene la Cassazione n. 2 Kv 99 in si bemolle maggiore, composta dal piccolo Mozart, tredicenne, nell’estate del 1769, per essere eseguita il 6 o 1’8 agosto, appunto alla fine dei corsi preliminari degli studenti di logica e scienze naturali. Non a caso il nome di Cassazione o di Serenata o anche di Divertimento veniva riferito, nella civiltà musicale del secondo Settecento, ad un genere compositivo di difficile definizione; non legato a precise regole costruttive e al rispetto di un determinato organico strumentale, di dimensioni impegnative o contenute. In definitiva ciò che accomunava sotto uno stesso nome composizioni tanto dissimili era la loro particolare destinazione di intrattenimento. Le Cassazioni e Serenate cui ci si riferisce erano concepite infatti per essere eseguite a Salisburgo all’aria aperta e nei mesi estivi, e per celebrare particolari occasioni o ricorrenze, secondo la committenza di rinomate famiglie cittadine, che esercitavano una piccola opera di mecenatismo; oppure per scandire la fine dell’anno universitario. Occorre dunque figurarsi un simile contesto per collocare la Cassazione K. 99 e per spiegare l’intonazione lieta e disimpegnata del suo contenuto, svolto da Mozart non solo con l’ineccepibile artigianato che contraddistingue comunque le sue opere giovanili, ma con la cura minuziosa del dettaglio, l’invenzione preziosa del materiale.

Cambio di atmosfere nella Sinfonia n. 29 in la maggiore Kv 201, composta nel 1774, essa è espressione della già vasta esperienza e maturità raggiunte dal compositore ancora diciassettenne. Il vigore giovanile, il brio gioioso all’italiana, il riecheggiamento anche di locuzioni operistiche, perdono certa nitidezza d’accento in ragione di un più chiaro quadro formale, di un melodismo più plastico: e ricompare il gusto del contrappunto, nonché l’individuazione timbricamente più spiccata. Ed allora si fa luce, in questo fecondo dualismo, l’atteggiamento tipico del futuro Mozart maggiore: ossia l’accento semplice, graziosamente leggero, teneramente espressivo e qua e là austeramente pensoso.