Serata quella del 19 Aprile 2014 interamente dedicata al compositore austriaco Wolfgang Amadeus Mozart, penultimo appuntamento della stagione artistica Musica in Scena 2013-2014. L’Orchestra Filarmonica Campana, diretta dal Maestro Ivan Antonio e con la partecipazione solistica del violino di Alessia Avagliano, ci condurrà in un viaggio all’interno del mondo giovanile del compositore di Salisburgo, genio assoluto del firmamento musicale. E giovani sono anche gli interpreti che saranno protagonisti della serata come il maestro Ivan Antonio che debutterà ufficialmente in concerto alla guida del complesso musicale. Il direttore principale con il suo impegno, l’energia e l’affiatamento è una delle giovani promesse direttoriali della nostra terra e ha già raccolto diversi consensi in giro per l’Italia in questo campo. Il suo entusiasmo, in perfetto connubio con l’orchestra, creerà di sicuro belle emozioni con il pubblico.

Alessia Avagliano
Nata a Salerno nel 1992 ha cominciato lo studio del violino all’età di 12 anni sotto la guida del M° Natalia Ceaicovschi. Nel 2012 si è diplomata con il massimo dei voti e la lode presso il Conservatorio “G.Martucci” di Salerno, nella classe del M° Antonio Autieri. Ha partecipato a diverse masterclass in Italia e all’estero e si è perfezionata con artisti di grande spessore, quali: Zackhar Bron, Salvatore Accardo, Pavel Vernikov, Mariana Sirbu, Felice Cusano, Igor Volochine, Aldo Matassa, Francesco de Angelis. Ha debuttato nel 2008 con l’Orchestra Sinfonica di Bulgaria, sotto la direzione del M° Leonardo Quadrini. Nel 2009 ha suonato, assieme all’Orchestra del Conservatorio “G.Martucci” di Salerno, dinanzi a Papa Benedetto XVI, nella Basilica di San Pietro, in Roma. Successivamente è diventata violino stabile dell’Orchestra Sinfonica Ensemble Contemporaneo diretta dal M° Giulio Marazia con la quale ha tenuto numerosi concerti ed ha debuttato come spalla sotto la direzione del M°Nicola Hansalick Samale. Dal 2013 è membro stabile dell’Orchestra Filarmonica Campana. Attualmente sta conseguendo il Master Concert presso l’Haute Ecole de Musique di Lausanne (Svizzera), sotto la guida del M° Sergiu Schwartz.Suona un violino Claude Lebet del 2004.

Note al programma:
Sono almeno due gli “aspetti di Mozart” che ci propone il bellissimo programma monografico di questa produzione: il concertistico e il sinfonico. Ma dal fondo, emerge e unifica il “demonico mozartiano”, cioè la meravigliosa capacità di rendere con (apparente) semplicità le emozioni e le costruzioni più complesse. Apre la sinfonia n. 1 K16 in mi bemolle maggiore che appartiene al primo gruppo delle sinfonie di Mozart che sono concepite secondo uno schema d’impostazione generalmente definito italiano. Ma ben presto in terra tedesca tale modello italiano subisce delle trasformazioni, dettate da una diversa struttura dell’organismo orchestrale. Le orchestre tedesche diventavano di dimensioni più ampie di quelle italiane, fornite di una più evoluta tecnica individuale e di una più severa disciplina di gruppo e soprattutto in grado di produrre un volume di suono più robusto, di creare contrasti di sonorità più evidenti e un fraseggio più espressivo. Il discorso sinfonico diventava in tal modo più complesso e non era affidato soltanto ad una successione di brillanti trovate melodiche, ma ad una tematica più elaborata e giocata sulla diversità delle modulazioni. In tal modo la forma sinfonica risultava ampliata, sia allungando sensibilmente i singoli movimenti, specie il primo, e sia aggiungendo un quarto tempo, cioè un Minuetto o uno Scherzo, fra l’Adagio e il Finale. Così la Sinfonia non è più semplice introduzione ad una esibizione di solisti, ma diventa il corpus centrale di un programma. Questa forma riversata anche se in parte nei concerti per strumento solista e orchestra esalta le ambiguità e le polivalenze della struttura formale.

In quest’ottica viene visto il concerto per violino n. 5 K219 in la maggiore dove una perfetta integrazione fra un violino svettante e un’orchestra deliziosa creano un’ambientazione sonora calda, espressiva e gioconda allo stesso tempo. È un altro caso di ricercata ambiguità, in bilico fra concerto e sinfonia, una nobile gara fra solisti, una generale voglia di integrazione. L’Allegro iniziale è interessante, fra l’altro, perché è uno dei primi esempi in Mozart di un notevole impegno formale nell’ambito di un concerto con strumento solista, con un evidente irrobustimento delle strutture della forma-sonata. L’animata introduzione orchestrale si interrompe improvvisamente per dar luogo al drammatico passaggio di un Adagio, in cui avviene l’entrata del solista con una rapsodica melodia, apparentemente senza relazione con l’Allegro precedente, il quale però è subito ripreso, col vigoroso tema principale, dal violino stesso. Tutto il concerto, del resto, è opera più di pensiero che d’effetto, grazie anche alla composta interiorità dell’Adagio. Il Rondò conclusivo invece si concede qualche bizzarria, accogliendo episodi di sapore turco, con chiare reminiscenze delle Gelosie del serraglio, un balletto lasciato incompiuto tre anni prima.

Chiude il programma la Sinfonia in la maggiore K201 che mostra caratteri quasi programmatici, con una conciliazione inedita dello stile “dotto” (contrappuntistico) con quello “galante”. L’ambientazione del primo movimento non si distanzia sostanzialmente dall’atmosfera tenera ed esitante della prima idea; la particolare tornitura della frase, con il salto di ottava e le appoggiature, le imitazioni al basso, la veste timbrica intimistica (l’orchestrazione prevede appena archi, oboi e corni), la preziosità cameristica della cura del dettaglio, rappresentano certo una nuova conquista espressiva per il compositore. Anche l’Andante, che prescrive gli archi in sordina, e il Minuetto, segnato da netti contrasti dinamici, mostrano una partecipazione che esorbita dai limiti degli stilemi consueti per questi movimenti. Il Finale presenta un chiassoso tema da Sinfonia italiana; ma la sezione di sviluppo è di una estensione insolita, e viene condotta attraverso implicazioni quasi drammatiche, secondo un tratto peculiare dello stile dell’autore maturo.