Continua la rassegna Back to Music 2020 organizzata dall’Orchestra Filarmonica Campana per celebrare il ritorno all’attività concertistica postcovid19. In programma il secondo appuntamento in venerdì 10 Luglio 2020 alle ore 21.30 presso la Terrazza del Circolo Nautico di Torre del Greco (Na). Situato sull’estremità di Levante del Porto, il Circolo Nautico è il fiore di una città che deve al mare la sua ricchezza. Simbolo di Torre del Greco, della sua passione per il mare e soprattutto per la vela, dalla sua terrazza è possibile ammirare il golfo di Napoli e in lontananza anche il mare di Capri. Sarà in questo scenario mozzafiato che andrà in scena il suggestivo concerto denominato Armonie della Sera. Il programma prevede una delle pagine più famose del repertorio occidentale, legate anche al senso di rinascita e al naturale progredire della vita, Le quattro stagioni di Antonio Vivaldi, affidate alla violinista Federica Severini, già primo violino dell’Orchestra Pergolesi di Milano. Completano il programma un omaggio al maestro Ennio Morricone, che ci ha lasciati da poco, con l’esecuzione di due famosi temi tratti da i film C’era una volta il west e C’era una volta in America, interpretati dalla voce campana di Luana Lombardi e il concerto per flauto, archi e basso continuo “La Notte” di Antonio Vivaldi con solista la flautista Maria Aiello. Direzione e clavicembalo sono di Giulio Marazia. Il concerto è riservato ai soli soci del Circolo Nautico. Le musiche di Antonio Vivaldi scelte per la serata di Antonio Vivaldi appartengono tutte al filone della musica descrittiva.

Nel concerto per flauto “La notte”, il compositore veneziano, crea un’atmosfera di misteriosa inquietudine che è accresciuta dalla sapiente inserzione di pause e dalla incessante pulsazione ritmica della croma puntata scandita dall’accompagnamento. Il lungo pedale conclusivo termina sulla dominante e prepara con gesto quasi teatrale la repentina irruzione dei Fantasmi (sottotitolo del secondo movimento, Presto). Per rappresentare il senso dell’angoscia suscitata dalle visioni e dagli incubi notturni, Vivaldi ricorre a rapide scale di sedicesimi, ad accordi spezzati e a note ribattute che si rispondono fittamente a canone. Il Presto si interrompe improvvisamente con una cadenza sospesa, dando luogo all’episodio di più spiccata cantabilità del Concerto (Largo): il flauto viene accompagnato sommessamente dagli archi senza il basso, in un clima di momentanea distensione. Il quarto tempo, Presto, ci riporta all’intensa animazione dei Fantasmi, di cui ora si riascoltano alcune figurazioni melodiche trasportate nel metro ternario. Vivaldi sembra quasi voler riaffermare, ancora una volta, gli aspetti inquietanti ed angosciosi dell’esperienza notturna.

I Concerti per violino “Le Quattro Stagioni” tratti dall’op. 8 “Il cimento dell’armonia e dell’inventione” raccontano, con la Musica l’alternanza di Primavera, Estate, Autunno e Inverno. Vivaldi, per questa Musica descrittiva, preparò quattro sonetti, quattro poesie che descrivono i momenti salienti di ciascuna delle quattro parti dell’anno. Nelle Stagioni spicca l’invenzione melodica, la chiarezza armonica, la forte varietà ritmica e l’immediatezza espressiva della musica al punto da poter rivendicarne la perfetta attualità e moderna vitalità. Già il titolo della raccolta è evocativo e ripropone l’antico combattimento tra la Ragione, cioè l’armonia, e l’Immaginazione, cioè l’invenzione. Per il modo disinibito e sicuramente originale di rappresentare in musica concetti e situazioni extra musicali come ad esempio i suoni della natura, le Quattro Stagioni di Vivaldi fin da subito sono state accolte con grande entusiasmo e per lungo tempo, specialmente in Francia ma anche a Londra. Il ciclo si apre in maniera gioiosa e luminosa con La Primavera: il tema iniziale (Allegro con il motto “Giunt’è la Primavera”), che funge da ritornello, ha la verve della spensierata danza di corte interrotta di volta in volta dal canto degli uccelli o dai nuvoloni all’orizzonte resi dagli squarci solistici del violino. Di tutti i Concerti del ciclo, l’Estate è quello che più si presta ad essere considerato nel suo complesso, senza distinzione nei vari movimenti: da una parte la tonalità unificante (sol minore) e dall’altra la progressione degli stadi emozionali (dalla “Languidezza per il caldo” al “Timore dei lampi e dei tuoni” fino al “Tempo impetuoso d’estate”), conducono l’ascoltatore ad un climax di sensazioni assolutamente coinvolgenti ed esaltanti, rese dalla scrittura musicale con effetti quasi “visibili”. Nell’Autunno è l’uomo a tornare protagonista nel godersi i frutti del suo lavoro: il raccolto, il vino, la selvaggina. E quindi può divertirsi (Allegro iniziale con il “Ballo e canto dei villanelli”), può lasciarsi andare agli eccessi (“L’ubriaco”), può sprofondare in un meritato e “sudato” riposo (Adagio molto – “Dormienti ubriachi”), e può anche dimostrare la propria gagliardia (Allegro – “La caccia”). La sensazione dell’arrivo dell’Inverno è dato da un incipit privo di melodia, caratterizzato da aspre dissonanze: un’articolazione secca che si scioglie nervosamente nelle sembianze della furia del vento e del gelo delle membra (Allegro non molto – “Agghiacciato tremar orrido vento – Correr e batter i piedi”). Ma ecco il calore di un riparo (Largo – “La gioia del focolare – Fuori piove”): una serena melodia di “benvenuto” ci conforta mentre le gocce di pioggia (descritte con i pizzicati dei violini) rimbalzano lontane. Fuori la musica “scivola” sul ghiaccio (Allegro finale) ed è in balia dei venti ma nonostante il freddo continua con i suoi ritmi, i suoi giochi e la sua capacità di stupire.