L’inaugurazione della nona stagione concertistica dell’Orchestra Filarmonica Campana, sarà diretta dal maestro americano Philipp C. Nuzzo e si terrà il 4 novembre 2017 presso il Circolo Unione di Pagani alle ore 21.00. Solisti la violinista Tabea Sitte e il mezzosoprano Nicole Piccolomini. Motivo conduttore del concerto d’apertura è l’amore, del quale Wagner, Beethoven e De Falla ci presentano tre facce diverse: dolce, lirica e “stregonesca”.

Cominciamo con Richard Wagner (1813-1883), di cui viene proposto il celebre Siegfried-Idyll (“Idillio di Sigfrido”), WWV 103, scritto dal compositore di Lipsia nel 1870 come regalo per l’amata Cosima, sua moglie da pochi mesi, che il 24 dicembre compiva trentatré anni. Secondo tradizione i festeggiamenti si tennero il giorno successivo; il brano fu pertanto eseguito la mattina di Natale al risveglio di Cosima nella villa dei Wagner a Tribschen, vicino a Lucerna. Il titolo originario, Idillio di Tribschen con cinguettio di Fidi e alba d’arancio, faceva riferimento al giovanissimo figlio Siegfried (soprannominato affettuosamente “Fidi”), nato l’anno precedente. Gli amanti della musica wagneriana non avranno difficoltà a individuare i numerosi temi che sarebbero confluiti nell’opera Sigfrido del 1876. È impossibile non lasciarsi ammaliare da questa composizione, nella quale il continuo alternarsi di idee musicali descrive stati d’animo sempre cangianti; irresistibile è ad esempio il primo tema, cullante, esposto all’inizio dagli archi e ripetuto infine nella conclusione. A prevalere però è l’intima dolcezza di questa musica che commosse profondamente Cosima.

Di Ludwig van Beethoven (1770-1827) ascoltiamo le due Romanze per violino e orchestra (op. 40 e op. 50). La prima, in sol maggiore, fu scritta nel 1801-02, mentre la seconda, in fa maggiore, risale al 1798 e fu inizialmente concepita forse come movimento lento da inserire in un concerto per violino e orchestra in do maggiore che purtroppo il compositore di Bonn non portò mai a termine. Siamo ancora lontani dalle soluzioni innovative del Concerto per violino op. 61 del 1806, tuttavia l’eleganza della scrittura violinistica, che pone l’accento sul lirismo dello strumento ad arco più che sul virtuosismo, nonché l’equilibrio tra il solista e l’orchestra sono elementi in comune con questa celebre opera. Non bisogna dimenticare che Beethoven aveva studiato il violino fin da giovanissimo e, pur non potendo considerarsi un virtuoso, ne conosceva a fondo le caratteristiche. La cantabilità di queste pagine deriva proprio dall’origine vocale della romanza, genere in cui l’espressione sentimentale prevale sull’elaborazione motivica.

Terminiamo con El amor brujo (“L’amore stregone”), che, assieme a El sombrero de tres picos, è sicuramente tra le pagine più note del compositore spagnolo Manuel de Falla (1876-1946). L’opera fu scritta per Pastora Imperio, affascinante cantante e ballerina gitana, la quale, a dire il vero, aveva commissionato a De Falla soltanto una canzone e una danza. Tuttavia il compositore fu così ispirato dal talento dell’artista sivigliana da dedicarle un’intera gitanería; la première, tenutasi il 15 aprile 1915 al Teatro Lara di Madrid sotto la direzione del celebre Joaquin Turina, non ottenne però il successo sperato. De Falla in seguito rielaborò l’opera, allargandone l’organico strumentale e trasformandola in un balletto. El amor brujo andò così in scena al teatro Trianon Lyrique di Parigi il 22 maggio 1925 e il consenso del pubblico fu unanime. Alla notorietà del brano contribuì anche la frequente esecuzione in forma di concerto, ovvero senza la danza (come la ascolteremo il 4 novembre). La raffinatezza della tavolozza timbrica di De Falla, influenzata da Ravel e Debussy con i quali lo spagnolo era entrato in contatto durante il soggiorno parigino durato dal 1907 al 1914, si coniuga con il folklore musicale spagnolo. In particolare si ispira al cante jondo (letteralmente “canto profondo”) dei gitani andalusi il caratteristico stile vocale del mezzosoprano, che interviene commentando alcune scene. Passione, seduzione e stregoneria sono infine i veri protagonisti della trama di quest’opera avvincente di De Falla.

Lorenzo Paparazzo