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Orchestra Filarmonica Campana

DUE VOLTI DI MOZART

All’interno del Festival I Suoni di Sillene 2026, l’Auditorium delle Terme di Telese Terme accoglie un programma interamente dedicato a Wolfgang Amadeus Mozart, costruito attorno a due capolavori che testimoniano momenti differenti ma complementari della sua evoluzione artistica: la Sinfonia n. 29 in La maggiore K 201 e la Sinfonia concertante per violino, viola e orchestra in Mi bemolle maggiore K 364. Pur separate da appena cinque anni, le due composizioni rivelano il rapido e straordinario sviluppo del linguaggio mozartiano. La Sinfonia n. 29, completata nel 1774 quando il compositore aveva soltanto diciotto anni, rappresenta uno dei vertici della sua produzione giovanile e costituisce una vera svolta nel panorama sinfonico salisburghese. In essa Mozart supera definitivamente il carattere ancora occasionale delle prime sinfonie per raggiungere una sorprendente unità formale e una raffinata complessità espressiva. La scrittura orchestrale, affidata a un organico relativamente contenuto, si distingue per la trasparenza delle linee e per un trattamento delle parti che richiama spesso l’intimità della musica da camera. La critica ha più volte individuato in questa partitura uno dei primi autentici capolavori sinfonici del compositore, capace di coniugare eleganza classica, slancio melodico e una già matura profondità strutturale.


Il celebre Allegro moderato iniziale dispiega un discorso musicale di straordinaria coerenza, nel quale ogni elemento tematico contribuisce alla costruzione di un organismo sonoro compatto e vitale. L’Andante centrale introduce invece un clima di serena contemplazione, mentre il Minuetto e il brillante Finale confermano la capacità di Mozart di trasformare forme convenzionali in autentici laboratori di invenzione musicale. Composta nel 1779 al ritorno dal fondamentale viaggio tra Mannheim e Parigi, la Sinfonia concertante K 364 appartiene invece alla piena maturità creativa del compositore. L’opera occupa una posizione unica nella storia della musica del Settecento: a metà strada tra concerto e sinfonia, fonde la dimensione virtuosistica dei solisti con l’ampiezza architettonica della forma sinfonica, dando vita a un equilibrio che rimarrà insuperato. Particolarmente innovativo è il ruolo attribuito alla viola, strumento che nel repertorio dell’epoca occupava generalmente una funzione di sostegno armonico. Mozart la eleva qui a protagonista assoluta, ponendola sullo stesso piano del violino in un dialogo continuo, intenso e perfettamente bilanciato. Per favorirne la proiezione sonora, il compositore ricorre persino alla tecnica della scordatura, innalzando l’accordatura della viola di un semitono e ottenendo così una timbrica più brillante e penetrante. L’aspetto più affascinante della partitura risiede proprio nella natura del dialogo tra i due strumenti solisti. Non si tratta di una competizione virtuosistica, bensì di una conversazione musicale nella quale le voci si completano, si imitano e si trasformano reciprocamente. Tale concezione raggiunge il suo culmine nell’Andante in do minore, una delle pagine più profonde e commoventi dell’intera produzione mozartiana. In questo movimento il tempo sembra sospendersi: il canto del violino e della viola si intreccia sopra un accompagnamento essenziale, generando un’intensità emotiva che molti studiosi e interpreti hanno considerato sorprendentemente vicina alla sensibilità romantica. L’accostamento tra queste due opere consente dunque di osservare Mozart da una prospettiva privilegiata: da un lato il giovane compositore che ridefinisce il genere sinfonico attraverso una scrittura limpida e innovativa; dall’altro il maestro ormai maturo che amplia i confini della forma concertante trasformandola in un sofisticato intreccio di relazioni musicali. In entrambe le partiture emerge una caratteristica che attraversa tutta la sua produzione: la capacità di coniugare semplicità apparente e complessità strutturale, immediatezza comunicativa e perfezione formale. Il concerto dell’Orchestra Filarmonica Campana, diretta da Raffaele Cancelliere, con la partecipazione della violinista Amira Abouzahra e del violista Peter Kozcan, offre così l’opportunità di percorrere uno degli itinerari più affascinanti della classicità viennese, nel segno di una musica che continua a parlare al presente con immutata forza espressiva.

Giulio Marazia